“Quando in certe parti d’Italia si vedono quei bei campi allineati, profilati, filettati di verde…. Il poeta è il contadino, e il suo stilo si chiama la vanga”. Così Alfredo Panzini (1863 -1939) anticipa lucidamente quel che oggi tutti riconosciamo: il paesaggio è un corpo vivo, dovuto in ampia misura al lavoro umano. Di qui l’estremo interesse, di percorrere insieme con lo scrittore, attraverso i suoi libri e immagini d’epoca, i paesaggi e la vita di campagna nel territorio intorno alla sua “Casa rossa” di Bellaria: vita in apparenza quieta e tradizionale, in realtà ricchissima di scoperte, nuove esperienze e visioni, trasfuse negli scritti. Scopriamo inoltre affinità sorprendenti con due scrittori – Pascoli e Comisso – da Panzini non molto distanti nel tempo e al pari di lui stregati dalla natura e dal lavoro campestre.
Echi del tempo, l’installazione che abita quest’anno lo spazio espositivo dell’adiacente Casa Finotti ci riporta alle collezioni di oggetti etnografici esposti in casa Panzini, provenienti dal Museo degli usi e costumi della gente di Romagna, a Santarcangelo. Gli oggetti esposti nelle vetrine sono pertanto silenti, a riposo, come adagiati nella casa o nella stalla del contadino oppure emettono suoni, fanno rumore, provocano, divengono prodigiosi strumenti del mistero, oggetti magici.
