Carceri, la relazione annuale del Garante Anastasa sulla privazione della libert nel Lazio
Il Presidente del Consiglio regionale, Aurigemma: “Il tema che affrontiamo oggi riguarda la civilt del nostro paese”
07/07/2023
Il tema che affrontiamo oggi riguarda la civilt del nostro paese, una civilt che si basa anche sul modo in cui vengono trattate e assistite le persone che sono private della propria libert personale. Cos il Presidente del Consiglio regionale del Lazio, Antonello Aurigemma, intervenuto stamane in sala Mechelli, per la presentazione della relazione annuale del Garante delle persone sottoposte a misure restrittive della libert personale, Stefano Anastasa, sullattivit svolta negli anni 2021 e 2022.
Pensando anche agli eventi di una decina di giorni fa a Regina Coeli ha proseguito Aurigemma – lincontro di oggi diventa importante anche per affrontare il tema della carenza di personale della polizia penitenziaria e del servizio sanitario per le persone che sono private della libert, in una regione con 14 istituti penitenziari, sei Rems, un istituto per i minori. Questi istituti devono cercare di dare unaltra possibilit. Purtroppo, spesso ci non avviene. Noi vorremmo invertire questa rotta e cercare, insieme alle istituzioni che sono competenti in materia, nella formazione e nel lavoro, di dare le giuste risposte e individuare il percorso da intraprendere con i vari attori protagonisti.
La lezione del Covid-19
Presente anche Daniela De Robert, membro del collegio che costituisce il Garante nazionale dei diritti delle persone private della libert personale, il Garante Anastasa ha iniziato la propria esposizione ricordando lesperienza della pandemia in carcere che ha interrotto prassi, collaborazioni e attivit che stato difficile riprendere e ha rallentato e affaticato tutti i servizi sanitari, ma ha anche rotto il tab del digitale, consentendo le videochiamate in luogo dei colloqui in presenza, moltiplicando le telefonate oltre la posologia novecentesca dei dieci minuti a settimana, come se i detenuti (e solo i detenuti) dovessero ancora accantonare i gettoni per tutta la settimana da spendere nella telefonata ai familiari che quelli della mia generazione facevano il sabato da universitari fuorisede, nella licenza di leva o nella domenica libera dal lavoro.
A tale proposito, Anastasa ha ricordato liniziativa legislativa nazionale del Consiglio regionale, portata alle Camere nella passata legislatura, per laffettivit dei detenuti, che comprendeva un numero minimo di tre telefonate a settimana per una durata fino a venti minuti ciascuna.
Sovraffollamento e condanne per reati meno gravi
Dalla mole di dati contenuti nella relazione del Garante Anastasa emerge che il Lazio la quarta regione italiana per numero di detenuti (preceduta da Lombardia, Campania e Sicilia). A fine 2022 le persone detenute nei 14 istituti penitenziari per adulti della regione erano 5.933. La capienza regolamentare complessiva degli istituti penitenziari della regione era di 5.217 posti, con un tasso di affollamento conseguente pari al 114 per cento, leggermente superiore alla media nazionale del 109 per cento. Tuttavia, se si considera il numero di posti effettivamente disponibili sulla base di quanto rilevabile dalle schede di trasparenza sui singoli istituti del ministero della Giustizia, che – a fine 2022 – erano 4.745, il tasso di affollamento raggiunge il 125 per cento, con punte che superano il 150 per cento a Latina, Civitavecchia e Regina Coeli.
Il 15 per cento delle persone detenute nel Lazio in attesa di primo giudizio; un altro 15 per cento con una condanna non definitiva. Il restante 70 per cento ha una condanna definitiva. Sono dunque 4.149 le persone con pena definitiva, e a poco pi della met di loro (il 50,1 per cento) stata comminata una condanna di durata inferiore ai cinque anni. Si tratta di una percentuale pi alta rispetto a quanto si verifica nell’intera Italia (41,8 per cento). Insomma, nella popolazione carceraria del Lazio pi alta l’incidenza di persone condannate per reati meno gravi, rispetto a quanto avviene nel resto del Paese.
Rifiutare il sovraffollamento come condizione naturale dellesecuzione della pena detentiva ha dichiarato Anastasa nel corso della sua esposizione – obbliga a scegliere tra il carcere della extrema ratio, conforme alla Costituzione e riservato agli autori di gravi reati, e lospizio dei poveri a cui le nostre carceri sono in gran parte costrette, resistendo alla tentazione del carcere per ogni cosa e scommettendo sulle sanzioni sostitutive e sulle misure di comunit per i reati minori.
Giustizia minorile e strutture fatiscenti
Anastasa ha ricordato che il sistema della giustizia minorile ha sofferto in questi anni. Non per una recrudescenza dei fenomeni criminali ha detto il Garante -, di cui talvolta di parla, a seguito di pur gravissimi casi di cronaca, come lomicidio della giovanissima Michelle Causo a opera di un suo coetaneo diciassettenne. No, il problema della giustizia penale minorile, visto dal punto di vista del Garante, innanzitutto parte del problema della mancanza di risorse umane e finanziarie del sistema giustizia. Anche a Roma le strutture sono state fatiscenti al punto di dover chiudere a turno le sezioni detentive per consentirne la ristrutturazione e il rispetto dei pi elementari standard di sicurezza, ma il problema pi grave nel tempo stata la mancanza di personale, tale per cui alcuni servizi non possono essere garantiti (per esempio i colloqui in area verde).
Cpr peggio del carcere
Un mondo a parte, sempre pi popolato di ex-detenuti, sono le condizioni del Centro per il rimpatrio di Ponte Galeria che, ha riferito Anastasa, alle persone provenienti dalle carceri fatiscenti e sovraffollate unanimemente sembrano degradanti. Nonostante la ristrutturazione relativamente recente del reparto maschile ha proseguito Anastasa -, nonostante la sperimentazione di una integrazione tra assistenza sanitaria di base, offerta dallente gestore della struttura, e assistenza specialistica garantita dalla Asl Roma 3 e la pur minima apertura del Centro ad associazioni di volontariato, indubbio che in gran parte sia cos, come dicono i trattenuti: il Cpr peggio di un carcere. In modo particolare le persone trattenute lamentano la difficolt di comunicare con lesterno (ingiustificata per il loro status di semplici irregolari, non di autori di reato in esecuzione penale) e lassoluta inattivit delle giornate, movimentate solo dallarrivo dei pasti e dalla coda per la somministrazione delle terapie.
Anastasa ha concluso la sua esposizione con numerose raccomandazioni, rivolte alle amministrazioni a diverso titolo competenti nella garanzia dei diritti fondamentali delle persone sottoposte a misure restrittive della libert personale, a partire da quella regionale, chiamata in causa per le misure necessarie in materia sanitaria, di politiche attive del lavoro e di programmazione dellintervento sociale. Infine, il Garante ha presentato la Guida per i nuovi giunti negli istituti penitenziari, realizzata dintesa con il Provveditorato dellAmministrazione penitenziaria per il Lazio, Abruzzo e Molise, che, ha detto Anastasa, speriamo gi dalle prossime settimane possa essere negli istituti penitenziari di tutta la regione, a orientare chi si trovi per la prima volta a entrare in carcere. A cura dell’Ufficio stampa del Garante delle persone detenute della Regione Lazio
