A Roma al Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia la terza e ultima tappa delle celebrazioni per il centenario di Spina, la più importante città etrusca dell’Adriatico, riscoperta nei pressi di Comacchio esattamente il 3 aprile 1922, dopo che per secoli era rimasta poco più di una leggenda persa nel tempo, nonostante diverse fonti letterarie ne avessero testimoniato la grandezza e la fama che la resero, tra la fine del VI e il principio del III secolo a.C., il porto etrusco più importante dell’Adriatico e uno dei più influenti dell’intero Mediterraneo.
La bonifica della Valle Trebba e gli scavi di Valle Pega portarono finalmente alla luce oltre quattromila sepolture e uno dei più importanti nuclei al mondo di ceramiche di importazione attica. E non è un caso. La fortuna di Spina arriva al suo apice intorno al 530-520 a.C. grazie anche al progressivo spostamento del baricentro commerciale dei rapporti col mondo greco, in particolare con quello ateniese, dal Tirreno all’Adriatico. Da terribili pirati, meritevoli di essere mutati da Dioniso in delfini per aver addirittura ostato rapirlo, gli Etruschi/Tirreni diventano in quel periodo interlocutori privilegiati dei Greci, tanto da ammettere Spina, alla pari con altre città elleniche, nel recinto sacro di Delfi, insieme a Caere (Cerveteri) con l’annesso porto di Pyrgi, “gemello” di Spina sul Tirreno.
Adriatico e Tirreno, Spina e Pyrgi, porti strategici che intrecciano le loro vicende con le dibattute origini degli Etruschi. Immaginario mitico e storia condivisa si uniscono quindi e si raccontano nella mostra “Spina etrusca a Villa Giulia. Un grande porto nel Mediterraneo” attraverso oltre 700 opere, provenienti da istituti culturali italiani ed esteri, in dialogo con gli oggetti delle collezioni permanenti e dei depositi del Museo. Fra i prestiti inediti, per la prima volta in Italia il frammento di tripode vulcente proveniente dall’Acropoli di Atene con l’apoteosi di Eracle.
E’ l’hydria con il mito della metamorfosi in delfini dei pirati tirreni a fare da immagine simbolo della mostra, un immaginario che restò sempre forte nei Greci. Il loro riscatto avvenne nel segno di Dioniso, come potrebbe attestare la scena di sacrificio raffigurata sulla celebre Hydria Ricci, parte delle collezioni del Museo, e la loro capacità di competere in tutto il Mediterraneo nella produzione e nel commercio del vino, bevanda civilizzatrice per eccellenza. Le capacità commerciali degli Etruschi sono ben rappresentate anche da una inedita selezione di anfore da trasporto dai depositi del Museo di Villa Giulia, confrontate con quelle importate a Spina.
