C’è la Firenze dei ventisette treni speciali pieni di camicie nere che nell’ottobre del 1933 viaggia verso Roma per assistere all’incontro di pugilato di Primo Carnera, icona sportiva del fascismo e c’è quella che si ritrovava nelle stanze delle Giubbe Rosse, il locale in piazza Vittorio Emanuele II, oggi della Repubblica, che Alberto Viviani, nelle parole di Marinetti “il più giovane poeta futurista fiorentino”, descriveva menzionando le due vetrate, una chiusa ed una che serviva da ingresso, “sormontate da un fregio in legno massiccio con un angiolo ghiotto di birra, sotto una grande scritta: “Reinighaus”.
