Firenze riapre il bando internazionalizzazione: 253 mila euro aggiuntivi e nuove domande dal 24 settembre

23 Set, 2026

La nuova finestra non è un nuovo bando: è il rifinanziamento di una misura già esaurita. Per le MPMI conta arrivare preparate, perché la chiusura al 31 dicembre vale solo finché ci sono risorse.

Non un nuovo bando, ma una seconda opportunità

La Camera di Commercio di Firenze ha riaperto una misura che a giugno aveva esaurito rapidamente le risorse disponibili. Il nuovo dato è il rifinanziamento di 253.000 euro e la possibilità di presentare nuove domande dalle ore 11:00 del 24 settembre 2026. La scadenza formale resta fissata alle ore 16:00 del 31 dicembre, ma con una precisazione che per una PMI conta più della data finale: il disciplinare può chiudere prima per esaurimento dei fondi.

La distinzione è importante. Non siamo di fronte a un nuovo intervento con nuove regole, ma alla riapertura dello stesso strumento. Chi aveva già studiato il bando ha quindi un vantaggio competitivo, purché aggiorni la documentazione e verifichi che i requisiti siano ancora presenti alla data della domanda.

A chi si rivolge davvero

Possono accedere micro, piccole e medie imprese con sede legale o unità locali nella circoscrizione della Camera di Commercio di Firenze, iscritte e attive al Registro delle Imprese e in possesso dei requisiti previsti. Il bando richiede, tra l’altro, regolarità del diritto annuale, posizione contributiva coerente e assenza di condizioni ostative specifiche.

C’è inoltre un passaggio che può rendere la domanda irricevibile: l’impresa deve essere registrata sul portale SostegnoExport del progetto SEI e deve aver compilato il proprio profilo e il questionario export. Non è quindi sufficiente avere una spesa potenzialmente finanziabile. La misura premia un percorso di internazionalizzazione che deve essere ricostruibile anche dal punto di vista progettuale.

Cosa finanzia: fiere, certificazioni, consulenza e marketing internazionale

Il bando copre più linee di spesa. Tra quelle indicate dalla Camera rientrano la partecipazione a fiere internazionali in Italia e all’estero, le certificazioni di prodotto necessarie all’esportazione, la protezione di marchi e brevetti all’estero, l’utilizzo di digital export manager, incontri d’affari con buyer, test di mercato, assistenza legale e contrattuale su operazioni internazionali, consulenza doganale e campagne di marketing digitale rivolte ai mercati esteri.

Il punto operativo è che l’intervento è costruito su spese già sostenute e documentate: fatture e quietanze sono parte centrale della pratica. La gestione della documentazione deve quindi precedere l’invio, non seguirlo.

Quanto vale il contributo

Il contributo camerale è pari al 50% delle spese ammissibili, con una spesa minima di 1.000 euro al netto dell’IVA. I massimali cambiano a seconda della linea: fino a 2.000 euro per le fiere in Italia, fino a 5.000 euro per fiere UE ed extra UE e fino a 2.500 euro per le altre tipologie di spesa. Il tetto complessivo per singola impresa è di 7.000 euro, con premialità previste in alcuni casi, sempre nel rispetto dei limiti applicabili.

Questi numeri mostrano perché il bando va usato in modo selettivo. Non finanzia l’intera strategia export dell’azienda: può però ridurre il costo di alcune azioni già coerenti con un piano commerciale internazionale.

La domanda non si prepara il 24 settembre

L’apertura delle ore 11:00 deve essere considerata un momento di invio, non l’inizio della preparazione. Prima di quella data l’impresa dovrebbe aver già verificato il profilo SostegnoExport, controllato DURC e diritto annuale, raccolto fatture e quietanze, predisposto le dichiarazioni richieste e verificato l’obbligo della copertura assicurativa contro i danni catastrofali, quando applicabile.

La domanda passa tramite ReStart e richiede firma digitale. Una pratica tecnicamente incompleta può essere esclusa anche in presenza di spese perfettamente coerenti con la finalità del bando.

Internazionalizzare non significa comprare una fiera

Il rischio, quando si parla di contributi all’export, è ridurre la strategia alla ricerca del rimborso. Una fiera senza follow-up, una campagna digitale senza mercato-obiettivo o una consulenza doganale scollegata dal modello commerciale restano costi, anche se agevolati.

La misura fiorentina diventa interessante quando finanzia un passaggio già deciso: entrare in un mercato, certificare un prodotto, proteggere un marchio, costruire una rete di buyer o rendere più professionale la gestione export. Il contributo è uno strumento. La strategia resta responsabilità dell’impresa.

Fonte primaria

Camera di Commercio di Firenze — fonte ufficiale.

Data/stato fonte: pagina aggiornata al 23/09/2026. Verifica editoriale eseguita il 23 settembre 2026.