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Inflazione in calo a settembre, ma resta alta la pressione sui prezzi energetici e dei trasporti

21 Ott, 2023

L’ISTAT ha pubblicato i dati relativi all’andamento dei prezzi al consumo nel mese di settembre 2023, confermando la lieve decelerazione dell’inflazione rispetto al mese precedente. L’indice nazionale dei prezzi al consumo (NIC) è aumentato dello 0,2% su base mensile e del 5,3% su base annua, da +5,4% di agosto.

Il rallentamento dell’inflazione è dovuto principalmente alla riduzione della crescita dei prezzi degli alimentari, sia lavorati che non, che hanno subito un forte aumento nei mesi scorsi a causa della scarsità di offerta e dei problemi logistici legati alla pandemia. Anche i prezzi dei beni durevoli e semidurevoli hanno mostrato una minore dinamica tendenziale, segnando un +4,0% e un +2,4% rispettivamente.

Tuttavia, l’inflazione resta su livelli elevati a causa della persistente tensione sui prezzi dei beni energetici, sia regolamentati che non, che hanno registrato un aumento del 7,6% e del 2,4% su base mensile. Il rincaro dei carburanti e dell’elettricità ha avuto un impatto anche sui prezzi dei servizi relativi ai trasporti, che hanno accelerato del 3,8% su base annua. Altri servizi che hanno mostrato una maggiore crescita dei prezzi sono quelli ricreativi, culturali e per la cura della persona (+0,5%) e quelli vari (+0,3%).

L’inflazione di fondo, al netto degli energetici e degli alimentari freschi, ha rallentato ancora (da +4,8% a +4,6%), così come quella al netto dei soli beni energetici (da +5,0% a +4,8%). Si è ridotto anche il differenziale inflazionistico tra il comparto dei servizi e quello dei beni (da -2,7 punti percentuali a -1,9), indicando una maggiore omogeneità tra le diverse componenti dell’indice.

L’indice armonizzato dei prezzi al consumo (IPCA), utilizzato per i confronti internazionali, ha mostrato un aumento dell’1,7% su base mensile e del 5,6% su base annua (in accelerazione da +5,5% di agosto), confermando l’Italia come uno dei paesi con il tasso di inflazione più alto nell’area euro.

L’indice nazionale dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati (FOI) ha registrato un aumento congiunturale dello 0,2 e tendenziale del 5,1%, in linea con l’indice generale.

L’ISTAT ha evidenziato anche le differenze di impatto dell’inflazione sulle famiglie con diversa capacità di spesa. Nel terzo trimestre 2023 le famiglie con minore capacità di spesa hanno subito una maggiore erosione del potere d’acquisto rispetto a quelle con livelli di spesa più elevati (+6,7% e +5,6% rispettivamente). Tuttavia, rispetto al trimestre precedente, il rallentamento dell’inflazione è stato più marcato per il primo dei due gruppi.

Il commento dell’ISTAT ha sottolineato che l’inflazione ha registrato un ulteriore, sebbene lieve, rallentamento a settembre, attestandosi al +5,3%. La nuova discesa del tasso di inflazione ha risentito dell’andamento dei prezzi dei beni alimentari, la cui crescita in ragione d’anno si è ridotta sensibilmente. Per contro, un freno al rientro dell’inflazione si è dovuto al riaccendersi di tensioni sui prezzi dei beni energetici e all’accelerazione dei prezzi dei servizi di trasporto.

Che cosa significa questo scenario per l’economia italiana e per i consumatori? Quali sono le prospettive per i prossimi mesi? Quali sono le possibili misure per contenere l’inflazione e sostenere la ripresa? Queste sono alcune delle domande che si pongono gli esperti e gli osservatori, in attesa di nuovi dati e di eventuali interventi da parte delle autorità competenti.

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