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INAIL, i danni da lavoro costano 49,2 miliardi: il 2,31% del PIL

22 Set, 2026

INAIL ha pubblicato il 18 settembre 2026 una nuova stima dei costi sociali ed economici legati a infortuni e malattie professionali, riferita al 2023: 49,2 miliardi di euro complessivi, pari al 2,31% del PIL. Il dato comprende circa 12,5 miliardi di costo assicurativo, oltre 23 miliardi di costo prevenzionale e circa 13,4 miliardi di costo conseguente non assicurativo. Per le imprese il valore più importante di questa analisi è rendere visibili costi che spesso restano fuori dal conto economico immediato.

Il costo del lavoro che si interrompe non finisce nella sola indennità

Quando si parla di infortuni o malattie professionali, l’attenzione tende a concentrarsi sugli aspetti assicurativi o sull’evento in sé. Ma per un’impresa gli effetti possono essere molto più ampi: fermo attività, sostituzioni, perdita di produttività, riorganizzazione dei turni, ritardi, costi amministrativi e possibili ricadute sulla reputazione.

È proprio questa dimensione più ampia che rende utile il dato INAIL. Il costo sociale ed economico non coincide con ciò che appare in una singola voce di bilancio, perché una parte degli effetti si distribuisce sull’organizzazione e sulle persone.

49,2 miliardi non sono una tariffa per la singola impresa

Il dato aggregato nazionale non può essere trasformato in un costo standard da applicare automaticamente alla singola PMI. La stima descrive il peso complessivo del fenomeno sul sistema Paese. Ogni azienda ha una struttura diversa, una diversa esposizione al rischio e costi indiretti differenti.

La lettura corretta è quindi comparativa: il dato serve a far comprendere l’ordine di grandezza del problema e a suggerire che la sicurezza non è soltanto un adempimento normativo, ma anche una questione economica e organizzativa.

I valori medi aiutano a capire la dimensione, non a prevedere ogni evento

Lo studio riporta valori medi indicativi superiori a 33.000 euro per infortunio e a 61.000 euro per malattia professionale. Anche questi numeri devono essere letti con prudenza. Non significa che ogni infortunio costi esattamente 33.000 euro o che ogni malattia professionale produca lo stesso impatto.

La loro utilità è mostrare che dietro un singolo evento possono concentrarsi costi molto superiori a quelli immediatamente percepiti. Per una PMI, dove l’assenza di una sola persona può incidere fortemente sull’organizzazione, il peso relativo può essere ancora più significativo.

Prevenzione e controllo di gestione devono parlarsi

Uno dei limiti più comuni è separare completamente il budget della sicurezza dal controllo economico dell’impresa. La prevenzione viene trattata come un centro di costo necessario, senza misurare ciò che può evitare in termini di assenze, interruzioni, sostituzioni o perdita di produttività.

Un approccio più maturo consiste nel collegare gli investimenti in sicurezza a indicatori concreti: frequenza degli eventi, gravità, near miss, giornate perse, costo delle sostituzioni, fermo attività e interventi correttivi. In questo modo il budget della prevenzione può essere valutato anche per il valore che protegge.

I near miss sono un indicatore economico prima ancora che statistico

Gli eventi mancati, cioè le situazioni che avrebbero potuto generare un danno ma non lo hanno fatto, sono spesso sottovalutati. In realtà rappresentano una delle fonti più utili per intervenire prima che il costo si materializzi.

Registrare e analizzare i near miss consente di individuare problemi organizzativi, tecnici o comportamentali senza attendere un infortunio reale. È una forma di prevenzione che può incidere direttamente sulla continuità operativa.

Il costo indiretto deve essere ricostruito dall’impresa

Ogni PMI dovrebbe provare a stimare almeno alcune voci: ore perse, sostituzioni, straordinari, ritardi, rallentamenti, danni materiali, tempo amministrativo e impatto sulla produzione. Non serve costruire un modello perfetto, ma rendere visibile ciò che oggi rimane disperso.

Questo esercizio consente anche di confrontare il costo della prevenzione con il costo potenziale degli eventi. La decisione smette così di essere soltanto normativa e diventa una scelta di gestione.

L’errore da evitare: usare i numeri nazionali come previsione aziendale

Applicare automaticamente i valori medi INAIL al proprio bilancio sarebbe scorretto. Il dato nazionale non sostituisce l’analisi interna. Allo stesso modo, ignorare la dimensione economica perché non è immediatamente visibile significa perdere una parte importante del problema.

Dalla sicurezza al budget

Una PMI può tradurre il dato INAIL in un processo concreto: mappare eventi e near miss, stimare i costi indiretti, individuare le aree più critiche, definire priorità di prevenzione e associare un budget agli interventi. Successivamente occorre misurare se gli investimenti producono effetti su frequenza, gravità e continuità operativa.

Questo approccio non riduce la sicurezza a un calcolo economico, ma aggiunge una dimensione utile alla tutela delle persone. Prevenire significa proteggere lavoratori, organizzazione e capacità produttiva nello stesso momento.

La sicurezza come valore organizzativo

Il messaggio più importante dei 49,2 miliardi è che il costo del danno nasce prima dell’evento e continua dopo. Formazione, organizzazione, manutenzione, procedure e cultura della sicurezza non sono capitoli separati: contribuiscono alla resilienza complessiva dell’impresa.

Per questo la prevenzione dovrebbe entrare nella pianificazione ordinaria, insieme a investimenti, personale e produttività. Quando la sicurezza viene gestita solo in occasione di un controllo o dopo un incidente, il suo valore resta incompleto.

Fonte primaria

INAIL
Il costo dei danni da lavoro per l’Azienda Italia
18 settembre 2026 — verificata il 21 settembre 2026.

Contenuto informativo Conflombardia. I dati INAIL sono aggregati e non costituiscono una stima automatica del costo della singola impresa.

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