Intervista a Enrico Bombelli, Segretario Generale di Conflombardia PMI, sulla nuova Convenzione nazionale dedicata alla mobilità
Scegliere un’automobile o un veicolo commerciale per un’impresa è diventato molto più complesso di quanto possa sembrare.
Il prezzo rimane importante, ma non è più sufficiente. Durata del contratto, chilometraggio, anticipo, coperture assicurative, manutenzione, franchigie, tempi di consegna, alimentazione e condizioni di riconsegna possono modificare in maniera significativa il costo reale e l’utilità di una soluzione di mobilità.
È all’interno di questo scenario che si inserisce Hurry, realtà specializzata nelle soluzioni di mobilità e nel noleggio a lungo termine, e la nuova Convenzione nazionale promossa da Conflombardia PMI.
L’obiettivo non è semplicemente mettere a disposizione un catalogo di automobili, ma costruire un percorso attraverso il quale imprese, professionisti e titolari di Partita IVA possano comprendere meglio le alternative disponibili e confrontarsi con un interlocutore prima di assumere un impegno che può accompagnare l’attività per diversi anni.
Ne parliamo con Enrico Bombelli, Segretario Generale di Conflombardia PMI.
Segretario Bombelli, partiamo direttamente da Hurry. Perché avete deciso di costruire una Convenzione nazionale dedicata alla mobilità?
Perché volevamo evitare di costruire l’ennesima Convenzione che si limita a mettere un logo accanto a quello di Conflombardia e a presentare qualche offerta.
La mobilità è cambiata e, contemporaneamente, è diventato molto più complesso scegliere.
Per molte micro e piccole imprese l’automobile o il veicolo commerciale non sono un accessorio, ma uno strumento di lavoro. Una scelta sbagliata può incidere sui costi aziendali per diversi anni.
Con Hurry vogliamo mettere a disposizione degli associati un percorso nel quale la componente digitale possa essere affiancata dalla possibilità di comprendere meglio le diverse alternative.
Una piattaforma può mostrare un’automobile e un canone. Un’impresa deve invece capire se quella configurazione sia realmente compatibile con il proprio modo di lavorare.
Ed è qui che inizia la differenza tra vedere un’offerta e costruire una scelta.
Perché ritiene che oggi la mobilità aziendale richieda maggiore consulenza rispetto al passato?
Perché sono aumentate enormemente le variabili.
Un artigiano, un commerciante, un agente, un professionista o una piccola impresa oggi possono scegliere tra acquisto, finanziamento, leasing e noleggio a lungo termine.
A questo aggiungiamo differenti alimentazioni, percorrenze, durate contrattuali, anticipi, coperture assicurative, manutenzione, franchigie, disponibilità dei veicoli e condizioni finali.
Due offerte con un canone apparentemente simile possono essere profondamente diverse.
Il problema è che nella grande azienda esistono strutture acquisti, fleet manager e persone che possono dedicarsi a queste valutazioni.
Nella micro e piccola impresa molto spesso è il titolare a dover fare tutto mentre continua a seguire clienti, personale, fornitori, banche e scadenze.
La Convenzione nasce anche per ridurre questa asimmetria.
Quindi il valore di Hurry non è soltanto quello della piattaforma?
Esattamente.
Il digitale è fondamentale, ma commetteremmo un errore se pensassimo che possa sostituire completamente la capacità di comprendere l’esigenza dell’impresa.
Una piattaforma deve semplificare l’accesso alle informazioni e alle offerte.
Poi deve esserci la possibilità di spiegare: utilizzo questo mezzo ogni giorno, percorro un determinato numero di chilometri, lavoro prevalentemente in città oppure su lunghe distanze, trasporto materiali, ho bisogno di un veicolo commerciale, posso sostenere un anticipo oppure preferisco una configurazione differente.
Sono informazioni che possono modificare completamente la valutazione.
Il punto interessante, quindi, è mettere insieme tecnologia e consulenza, senza considerarle alternative.
Quale sarà concretamente il percorso per l’associato Conflombardia?
L’obiettivo è mettere a disposizione un accesso dedicato alla Convenzione.
L’interessato potrà conoscere le opportunità disponibili, indicare le proprie necessità e approfondire le possibili soluzioni.
Da quel momento deve iniziare un percorso nel quale vengano analizzati non soltanto marca e modello, ma anche durata, percorrenza, anticipo, servizi inclusi e sostenibilità complessiva della proposta.
È esattamente ciò che vogliamo ottenere: partire dall’esigenza dell’impresa e arrivare eventualmente al prodotto, non fare il percorso contrario.
Dobbiamo allora considerare Conflombardia un nuovo operatore del mercato automobilistico?
Assolutamente no, e questo deve essere molto chiaro.
Conflombardia non vende automobili e non stipula contratti di noleggio.
Il nostro ruolo è individuare un bisogno della nostra comunità, costruire una Convenzione, mettere a disposizione un’opportunità e successivamente verificarne il funzionamento.
L’associato deve sempre sapere con chi sta parlando, quali condizioni gli vengono proposte e con quale soggetto sottoscriverà eventualmente il contratto.
Una Convenzione seria deve aumentare la trasparenza, non creare nuove zone grigie.
Perché avete scelto di lavorare con Hurry?
Perché cercavamo un modello che consentisse di mettere insieme due elementi che considero indispensabili.
Il primo è la capacità tecnologica di rendere più semplice l’accesso alle soluzioni disponibili.
Il secondo è la possibilità di non lasciare l’impresa sola davanti a un elenco di modelli e canoni.
Per noi non è sufficiente poter scegliere un’automobile online.
Il vero valore nasce quando la tecnologia aiuta l’imprenditore a comprendere meglio le alternative e a costruire una soluzione coerente con il proprio utilizzo reale.
Naturalmente il valore della Convenzione dovrà essere verificato nel tempo attraverso il servizio concretamente erogato agli associati.
Il digitale rischia di trasformare anche il noleggio in una scelta basata esclusivamente sul prezzo?
Questo è uno dei rischi che vogliamo evitare.
Quando guardiamo una pagina internet, il nostro occhio cade inevitabilmente sul canone mensile.
Ma quel numero da solo dice poco.
Bisogna capire se esiste un anticipo e quanto incide, quanti chilometri sono compresi, quali coperture assicurative sono previste, quali franchigie si applicano, quale manutenzione è inclusa, quali sono le condizioni in caso di danno e cosa succede al momento della riconsegna.
Per questo continuo a sostenere che il canone è un dato, non ancora una valutazione economica completa.
La consulenza deve servire proprio a leggere ciò che sta intorno a quel numero.
La Convenzione garantirà agli associati il prezzo più basso del mercato?
No.
E preferisco dirlo con grande chiarezza perché promettere il contrario sarebbe poco serio.
Il mercato cambia continuamente. Cambiano disponibilità, campagne commerciali, modelli, tempi di consegna e condizioni dei diversi operatori.
Non possiamo dichiarare che un’offerta sarà sempre la meno costosa esistente in Italia in quel preciso momento.
Quello che possiamo chiedere è un’altra cosa: trasparenza, condizioni comprensibili, opportunità dedicate quando disponibili e un percorso attraverso il quale l’associato possa valutare consapevolmente ciò che gli viene proposto.
Il prezzo rimane importante.
Ma il prezzo più basso non coincide necessariamente con la soluzione più conveniente per quella specifica impresa.
Quali informazioni devono essere assolutamente chiare prima di firmare?
Anticipo, canone, durata, chilometraggio, coperture assicurative, franchigie, manutenzione, eventuali costi ulteriori, condizioni per la restituzione del veicolo e conseguenze dell’eventuale superamento dei parametri concordati.
L’impresa deve inoltre sapere che una richiesta può essere soggetta a valutazione economica e finanziaria e che disponibilità e tempi di consegna possono cambiare.
Nessuna Convenzione può cancellare questi elementi.
La tutela consiste nel renderli comprensibili prima della decisione.
Perché quando un contratto dura diversi anni, ciò che sembra un dettaglio al momento della firma può diventare un costo importante nel tempo.
Quanto conta il rapporto tra tecnologia e rapporto umano in un progetto come questo?
Moltissimo.
Credo che questo sia un tema che ormai riguarda quasi tutti i servizi destinati alle imprese.
La tecnologia deve fare ciò che sa fare meglio: velocizzare, organizzare informazioni, ampliare le possibilità di confronto, ridurre passaggi inutili e rendere più semplice l’accesso.
La persona deve fare ciò che continua a essere determinante: ascoltare, comprendere il contesto, fare domande e aiutare a interpretare le alternative.
Quando riusciamo a far lavorare bene insieme questi due elementi, abbiamo un servizio migliore.
Quando invece utilizziamo la tecnologia soltanto per eliminare il confronto con le persone, rischiamo di ottenere processi più veloci ma non necessariamente decisioni migliori.
Come misurerete se questa Convenzione sta realmente funzionando?
Non soltanto attraverso il numero dei contratti.
Naturalmente l’utilizzo della Convenzione è un indicatore importante, ma non può essere l’unico.
Voglio sapere quanto tempo occorre per rispondere a un associato, se le condizioni vengono presentate in maniera comprensibile, se esiste un interlocutore quando serve, se vengono gestite correttamente eventuali criticità e soprattutto se chi utilizza il servizio ritiene di essere stato accompagnato in maniera professionale.
Una Convenzione associativa ha valore quando costruisce fiducia attraverso il servizio.
Se produce soltanto traffico verso una pagina internet, abbiamo sbagliato obiettivo.
Questa iniziativa anticipa anche un nuovo modo di costruire le Convenzioni Conflombardia?
È esattamente quello che vogliamo fare.
Abbiamo deciso di rivedere progressivamente il nostro sistema delle Convenzioni.
Non ci interessa accumulare accordi o loghi.
Vogliamo partire dai problemi reali delle imprese e individuare, per ciascuna area, interlocutori, professionisti e strumenti che possano dare una risposta concreta.
Mobilità, credito, assicurazioni, energia, sicurezza, formazione, consulenza e servizi professionali dovranno entrare progressivamente in una logica più strutturata.
Ogni Convenzione dovrà avere un perimetro preciso, responsabilità definite e soprattutto dovrà poter essere verificata nel tempo.
La collaborazione con Hurry sulla mobilità rappresenta quindi non soltanto una nuova opportunità per gli associati, ma anche un banco di prova del modello di servizi che vogliamo costruire.
Dalla ricerca dell’auto alla gestione consapevole della mobilità
La nuova Convenzione dedicata alla mobilità parte da un principio semplice: un’impresa non dovrebbe scegliere un veicolo guardando soltanto il canone pubblicizzato.
Tecnologia, consulenza e capacità di comprendere l’utilizzo reale del mezzo devono lavorare insieme.
Conflombardia PMI mantiene il proprio ruolo di organizzazione promotrice della Convenzione e di riferimento per la propria comunità associativa. Hurry rappresenta il riferimento della nuova iniziativa dedicata alla mobilità.
L’obiettivo non è promettere scorciatoie o il prezzo più basso in assoluto.
È mettere l’imprenditore nelle condizioni di fare domande migliori, comprendere meglio ciò che gli viene proposto e assumere una decisione più consapevole.
Perché anche nella mobilità aziendale, prima del veicolo viene sempre la necessità dell’impresa.












