Il contesto reale: molte misure, poca chiarezza operativa
Nel 2026 il tema degli incentivi al lavoro torna centrale nel dibattito delle imprese. Ogni anno assistiamo allo stesso fenomeno: misure annunciate come opportunità decisive, ma vissute dalle PMI come un terreno incerto, spesso difficile da interpretare e ancora più difficile da governare.
Il problema non è la quantità degli incentivi disponibili. Il problema è la complessità applicativa. Ogni misura porta con sé requisiti, vincoli, condizioni di cumulabilità e controlli successivi. Quando questo quadro non viene letto con metodo, l’incentivo smette di essere un’opportunità e diventa un potenziale problema.
Il vero problema: ridurre il costo senza governare il lavoro
Lo dico con chiarezza: ridurre il costo del lavoro non equivale a governare il lavoro.
Quando un’impresa guarda agli incentivi solo come uno sconto, perde di vista la dimensione organizzativa, che è quella decisiva.
Il lavoro non è una voce isolata di bilancio. È una leva che incide su produttività, responsabilità, qualità e sostenibilità nel tempo. Nel 2026 molti incentivi richiedono precisione assoluta: un errore formale, una cumulabilità non corretta o una lettura superficiale delle condizioni può trasformare un beneficio in una contestazione futura. E in quel caso lo sconto iniziale diventa un costo moltiplicato.
L’interpretazione strategica: l’incentivo non sostituisce la scelta
Un incentivo non deve mai essere il motivo per assumere.
Deve essere, semmai, una conseguenza di una scelta già giusta.
Assumere perché “conviene” è un errore che vedo ripetersi troppo spesso. Assumere perché serve all’organizzazione, perché l’impresa è pronta a sostenere quella responsabilità e perché il ruolo è coerente con la strategia aziendale è una decisione. L’incentivo viene dopo, non prima.
Nel 2026 la direzione è chiara: le misure premiano sempre di più la tracciabilità delle decisioni. Perché si assume, con quale ruolo, con quali obiettivi, con quali responsabilità. Senza questa coerenza, anche l’incentivo più vantaggioso resta fragile.
Gli errori ricorrenti che continuo a vedere nelle PMI
Nel confronto quotidiano con le imprese emergono sempre gli stessi errori:
- considerare l’incentivo come automatico, senza verificare i requisiti reali;
- ignorare o sottovalutare i limiti di cumulabilità;
- delegare tutto all’adempimento tecnico, senza una decisione organizzativa consapevole;
- pensare che il problema finisca con l’assunzione, dimenticando i controlli successivi.
Non è superficialità. È mancanza di metodo. E nel 2026 questo approccio non è più sostenibile.
Il ruolo di Conflombardia: riportare metodo e responsabilità
Il ruolo di Conflombardia non è cercare l’incentivo “migliore”.
È aiutare le imprese a decidere bene.
Significa riportare il tema del lavoro dentro una logica di governo dell’impresa:
- prima la coerenza organizzativa, poi la convenienza economica;
- prima la responsabilità, poi l’agevolazione;
- prima la decisione, poi l’adempimento.
Il lavoro non è una misura temporanea. Le persone restano. Gli incentivi passano.
Chiusura: nel 2026 il lavoro va governato, non scontato
Il 2026 non premierà chi rincorre incentivi.
Premierà chi governa il lavoro come parte integrante della strategia aziendale.
Ridurre il costo senza rafforzare l’organizzazione è un’illusione che si paga nel tempo. Gli incentivi possono essere utili, ma solo se inseriti in un disegno chiaro e difendibile.
È su questo che lavora Conflombardia: aiutare le imprese a trasformare una misura temporanea in una decisione solida, sostenibile e responsabile. Perché il lavoro non è un’opportunità da sfruttare. È una scelta da governare.












