Il contesto reale: il 2026 non sarà un anno neutro
Il 2026 non sarà un anno qualunque. Non lo sarà per l’economia, non lo sarà per il lavoro, non lo sarà per le imprese. Chi pensa di attraversarlo affidandosi a singole misure, incentivi o opportunità isolate sta commettendo un errore di prospettiva.
Credito, investimenti, lavoro, bandi, organizzazione interna: tutto oggi è interconnesso. Non esistono più decisioni neutre. Ogni scelta produce effetti a catena. Ed è proprio per questo che il vero tema non è più “cosa conviene fare”, ma come viene governata l’impresa.
Il problema di fondo: affrontare temi complessi con logiche semplici
Negli ultimi articoli ho affrontato credito, investimenti, incentivi lavoro e bandi regionali. Apparentemente sono ambiti diversi. In realtà hanno un denominatore comune: vengono spesso gestiti come compartimenti stagni.
Vedo imprese che:
- chiedono credito senza un piano;
- investono solo perché c’è un incentivo;
- assumono per risparmiare, non per crescere;
- partecipano ai bandi senza essere strutturate.
Il problema non è la singola scelta sbagliata.
Il problema è l’assenza di una regia.
La mia posizione è chiara: il 2026 premia chi governa, non chi rincorre
Lo dico senza giri di parole: il tempo delle scorciatoie è finito.
Nel 2026 non verranno premiate le imprese più veloci, ma quelle più solide. Non quelle che inseguono ogni opportunità, ma quelle che sanno dire dei no.
Governare un’impresa oggi significa:
- sapere perché si prende una decisione, non solo cosa si ottiene;
- valutare l’impatto di ogni scelta su liquidità, organizzazione e responsabilità;
- mantenere coerenza tra strategia, operatività e struttura;
- rendere ogni decisione difendibile nel tempo.
Questo è il vero discrimine tra chi resiste e chi cresce.
Gli errori che separano le imprese fragili da quelle strutturate
Nel mio lavoro vedo con chiarezza una linea di confine:
Da una parte imprese che decidono sull’onda del momento, dell’incentivo, della scadenza.
Dall’altra imprese che ragionano per metodo, anche quando rinunciano a un’opportunità.
Le prime accumulano complessità e rischio.
Le seconde costruiscono stabilità.
Il paradosso è che spesso le imprese più strutturate accedono a meno misure, ma ne traggono più valore. Perché sanno inserirle in un disegno coerente.
Il ruolo di Conflombardia: non affiancare le decisioni, ma rafforzarle
Il ruolo di Conflombardia non è accompagnare le imprese in ogni scelta. È rafforzare la capacità decisionale dell’impresa.
Questo significa:
- riportare ogni scelta dentro una logica di governo;
- evitare che credito, incentivi o bandi diventino fattori di instabilità;
- aiutare l’imprenditore a distinguere tra opportunità reale e rischio mascherato;
- costruire metodo, non dipendenza.
Un’impresa che decide bene non ha bisogno di rincorrere continuamente supporti esterni. Sa quando chiedere aiuto e quando fermarsi.
Governare è una responsabilità, non una moda
Il 2026 non chiede alle imprese di essere più aggressive. Chiede di essere più mature.
Governare non è un concetto astratto: è assumersi la responsabilità delle proprie scelte, prima che lo facciano altri.
Credito, investimenti, lavoro e bandi non sono leve separate. Sono parti dello stesso sistema. E solo chi governa il sistema nel suo insieme potrà affrontare i prossimi anni con solidità.
Conflombardia lavora su questo terreno: non per promettere risultati facili, ma per aiutare le imprese a costruire decisioni solide, coerenti e sostenibili.
Perché oggi non vince chi corre di più. Vince chi regge di più.












