Conflombardia

Italia

Conflombardia

Il Portale delle Partite Iva

Conciliazione vita-lavoro: il nuovo percorso per le imprese parte dal pre-screening, non dal contributo

23 Set, 2026

Dal 21 settembre è attiva la procedura nazionale: test iniziale, accompagnamento specialistico e audit. Per le PMI il valore è costruire un’organizzazione credibile, non ottenere un bollino.

Il primo gate è il pre-screening

Dal 21 settembre 2026 le imprese possono accedere al nuovo avviso dedicato alla conciliazione vita-lavoro. La procedura è digitalizzata e passa dalla piattaforma ReStart, ma il punto iniziale non è la richiesta di un contributo: è il superamento di un pre-screening online.

Questa impostazione cambia il significato della misura. Prima di accedere ai servizi, l’impresa è chiamata a verificare la propria situazione. Non si parte quindi dalla certificazione come risultato da comprare, ma da una valutazione delle condizioni organizzative esistenti e dei gap da colmare.

I requisiti minimi raccontano già il livello di serietà

L’avviso richiede almeno un dipendente regolarmente assunto, partita IVA attiva e sede o domicilio fiscale secondo le condizioni indicate, regolarità amministrativa e contributiva, DURC e rispetto di altri obblighi applicabili. Per le imprese soggette all’obbligo è richiesta anche la trasmissione del rapporto sulla situazione del personale maschile e femminile.

Sono requisiti che ricordano un principio semplice: non si può costruire un percorso di qualità organizzativa sopra fondamenta amministrative fragili. La conciliazione non è un’iniziativa di comunicazione, ma un pezzo della gestione d’impresa.

Dopo il test arrivano i servizi di accompagnamento

Le imprese ammesse possono essere prese in carico da un esperto qualificato inserito nell’elenco ufficiale dei consulenti. Il programma prevede fino a cinque giornate di consulenza gratuita online, finalizzate a colmare i gap e predisporre la documentazione utile al percorso.

Per una piccola impresa questo passaggio può avere un valore superiore al contributo economico. Molte PMI non mancano di sensibilità verso flessibilità, responsabilità familiari o benessere; mancano piuttosto di procedure formalizzate, indicatori, ruoli e capacità di dimostrare ciò che già fanno. L’accompagnamento può trasformare pratiche informali in un sistema governabile.

Il contributo arriva nella fase di verifica

La terza fase prevede l’audit con un organismo di certificazione accreditato. Al rilascio della certificazione, il contributo viene liquidato direttamente dal soggetto attuatore all’organismo di certificazione, riducendo i costi vivi per l’impresa. Il massimale cresce in funzione degli addetti equivalenti e delle giornate di audit: parte da 1.800 euro per le realtà più piccole e arriva fino a 12.000 euro per le organizzazioni con oltre 250 addetti.

Il meccanismo conferma che il sostegno economico è legato a un percorso verificato. Superare il pre-screening non equivale alla concessione automatica del beneficio e, ancora meno, alla certificazione.

Conciliare significa progettare il lavoro

Per una PMI la conciliazione può tradursi in orari, flessibilità, gestione delle assenze, organizzazione dei turni, pianificazione, diritto alla disconnessione, strumenti digitali, responsabilità dei capi e capacità di prevedere i carichi. Non esiste una soluzione identica per tutte le imprese.

Una microimpresa produttiva, un ufficio professionale e un’azienda di servizi hanno vincoli differenti. Il progetto deve quindi essere compatibile con clienti, continuità operativa, sicurezza e sostenibilità economica. La qualità nasce dall’equilibrio tra esigenze delle persone e capacità dell’organizzazione.

Il certificato non deve diventare la fine del percorso

Il rischio di ogni certificazione è concentrare l’energia sull’audit e perderla subito dopo. In realtà il valore per l’impresa arriva quando le pratiche diventano stabili: meno conflitti, maggiore prevedibilità, migliore attrattività, minore dispersione di competenze e una gestione più matura delle responsabilità.

Il nuovo avviso può essere un’occasione concreta soprattutto per le MPMI perché riduce il costo dell’accompagnamento e della verifica. Ma la decisione migliore resta quella di usare il percorso per costruire un’organizzazione più solida, non soltanto per ottenere un riconoscimento formale.

Fonte primaria

Unioncamere / Dipartimento per le Politiche della Famigliafonte ufficiale.

Data/stato fonte: sportello attivo dal 21/09/2026. Verifica editoriale eseguita il 23 settembre 2026.

Articoli recenti

«La non autosufficienza non riguarda soltanto la salute: può cambiare l’equilibrio di un’intera famiglia»

«La non autosufficienza non riguarda soltanto la salute: può cambiare l’equilibrio di un’intera famiglia»

CBAM, ADM proroga il funzionamento del codice TARIC Y238

CBAM, ADM proroga il funzionamento del codice TARIC Y238