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Welfare aziendale e PMI: «Non basta offrire un benefit, bisogna costruire un progetto utile alle persone e sostenibile per l’impresa»

26 Ago, 2026

Intervista a Enrico Bombelli, Segretario Generale di Conflombardia, sulla nuova convenzione nazionale con Welfarebit

Conflombardia ha avviato una nuova convenzione nazionale dedicata al welfare aziendale, affidando a Welfarebit il ruolo di partner tecnico per la progettazione, l’attivazione e la gestione dei servizi rivolti alle imprese. L’accordo prevede, tra le altre attività, la progettazione dei piani di welfare, la disponibilità della piattaforma, la formazione dei dipendenti e l’assistenza ai beneficiari.

Abbiamo chiesto al Segretario Generale di Conflombardia, Enrico Bombelli, perché l’organizzazione abbia deciso di intervenire su questo tema e quale ruolo intenda assumere nei confronti delle micro, piccole e medie imprese.


Segretario Bombelli, perché Conflombardia ha deciso di attivare una convenzione sul welfare aziendale?

Perché il welfare aziendale riguarda problemi molto concreti che oggi incontriamo sempre più spesso nelle imprese.

Le aziende fanno fatica a trovare personale, a trattenere le competenze, a motivare i collaboratori e a costruire un rapporto stabile con le persone che lavorano al loro interno. Allo stesso tempo, molti lavoratori chiedono maggiore attenzione alla famiglia, alla salute, alla formazione, alla conciliazione tra vita e lavoro e ai servizi che possono migliorare concretamente la quotidianità.

Di fronte a questa realtà, Conflombardia non poteva limitarsi a osservare. Abbiamo ritenuto necessario costruire un percorso di informazione e accompagnamento, mettendo a disposizione delle imprese una competenza specifica.

La convenzione nasce quindi da un bisogno reale, non dalla volontà di aggiungere semplicemente un altro servizio al nostro catalogo.


Il welfare viene spesso associato alle grandi aziende. Perché dovrebbe interessare anche una piccola impresa?

Questo è uno dei principali luoghi comuni che dobbiamo superare.

Il welfare non dipende esclusivamente dal numero dei dipendenti. Dipende soprattutto dal modo in cui viene progettato e dalla capacità di rispondere ai bisogni reali dell’azienda e delle persone.

Una piccola impresa può avere necessità molto precise: trattenere un collaboratore qualificato, sostenere una persona con carichi familiari, migliorare il clima interno, riconoscere un valore aggiuntivo ai dipendenti o rendere più efficace la propria politica organizzativa.

Naturalmente non si può applicare lo stesso modello a tutte le aziende. Un piano di welfare deve essere proporzionato alla dimensione, alla struttura, alle risorse disponibili e agli obiettivi dell’impresa.

Proprio per questo è necessario evitare le soluzioni standardizzate e partire da un’analisi seria.


Qual è l’errore più frequente che le imprese commettono quando affrontano questo argomento?

L’errore più frequente è pensare che il welfare consista semplicemente nella distribuzione di buoni, rimborsi o benefit.

Questi strumenti possono far parte di un piano, ma non rappresentano da soli il welfare aziendale.

Prima di scegliere un servizio, l’imprenditore dovrebbe chiedersi quali siano i bisogni dei lavoratori, quali difficoltà organizzative intenda affrontare, quali obiettivi voglia raggiungere e quali strumenti possano essere realmente utilizzati.

Un benefit non compreso o non coerente con le esigenze delle persone rischia di avere un valore molto limitato.

Il welfare deve invece diventare un progetto organizzativo, costruito con metodo e inserito all’interno di una visione più ampia del rapporto tra impresa e collaboratori.


Quale sarà il ruolo di Conflombardia?

Il ruolo di Conflombardia sarà coerente con la nostra missione: tutelare, informare, formare e promuovere.

Noi non dobbiamo sostituirci ai professionisti e non dobbiamo diventare venditori della piattaforma o dei servizi del convenzionato.

Il nostro compito è aiutare le imprese a comprendere il tema, riconoscere un possibile bisogno, formulare le domande corrette e arrivare preparate al confronto con il partner tecnico.

La convenzione assegna al partner attività di divulgazione, primo contatto, individuazione dell’interesse e raccolta della documentazione, mentre Welfarebit rimane il soggetto responsabile dell’erogazione dei servizi nei confronti dell’azienda cliente.

Questa distinzione è fondamentale. Conflombardia accompagna l’impresa, ma la valutazione e la progettazione tecnica devono essere affidate a chi possiede le competenze necessarie.


Perché avete scelto Welfarebit?

Abbiamo individuato un soggetto in grado di affrontare il welfare non soltanto dal punto di vista tecnologico, ma anche sotto il profilo della progettazione, della formazione e dell’assistenza.

Il contratto prevede infatti che Welfarebit possa occuparsi della progettazione dei piani aziendali, della configurazione della piattaforma sulle esigenze del cliente, della formazione dei dipendenti e del supporto ai beneficiari.

Questo è un aspetto importante, perché una piattaforma da sola non costruisce un piano di welfare.

La tecnologia deve essere al servizio di un progetto chiaro. Prima vengono l’analisi dell’impresa e l’ascolto delle persone; successivamente si individuano gli strumenti più adatti e si organizzano le modalità di gestione.


Quali vantaggi può produrre un piano di welfare ben costruito?

Un piano correttamente progettato può contribuire a rafforzare il rapporto tra impresa e lavoratori.

Può migliorare la percezione dell’azienda, sostenere la motivazione, valorizzare le persone e favorire un clima organizzativo più positivo.

Può anche aiutare l’impresa a diventare maggiormente attrattiva nei confronti di nuove competenze e a trattenere quelle già presenti.

Tuttavia dobbiamo essere seri: non esistono risultati automatici.

Il welfare non risolve da solo tutti i problemi aziendali e non può compensare una cattiva organizzazione, una comunicazione interna insufficiente o condizioni di lavoro inadeguate.

Deve essere uno degli strumenti di una politica aziendale più ampia, costruita con coerenza e responsabilità.


Quanto è importante ascoltare i dipendenti prima di attivare un piano?

È determinante.

I bisogni cambiano in base all’età, alla situazione familiare, al territorio, al tipo di lavoro e alla fase della vita.

Un giovane collaboratore può avere determinate priorità; un genitore con figli può averne altre; una persona che assiste un familiare fragile può avere esigenze ancora differenti.

Se l’impresa sceglie gli strumenti senza conoscere la propria popolazione aziendale, rischia di investire in servizi poco utilizzati o percepiti come lontani dalla realtà.

Ascoltare non significa promettere tutto a tutti. Significa raccogliere informazioni utili e costruire un piano equilibrato, sostenibile e coerente con le possibilità dell’impresa.


Quale ruolo avrà la rete territoriale di Conflombardia?

I Coordinatori territoriali avranno soprattutto un ruolo di ascolto e di informazione.

Dovranno saper riconoscere alcuni segnali: difficoltà nel trattenere il personale, aumento del turnover, problemi di clima aziendale, necessità di valorizzare i collaboratori o interesse verso nuovi strumenti organizzativi.

Non dovranno però effettuare diagnosi tecniche né formulare promesse.

Il Coordinatore è una sentinella del territorio. Intercetta il bisogno, informa l’impresa sull’esistenza della convenzione e favorisce il passaggio al referente competente.

Il nostro metodo non è “mordi e fuggi”. È seguire e servire.


La convenzione sarà proposta a tutte le imprese?

La possibilità sarà presentata alle imprese, ma questo non significa che ogni azienda debba necessariamente attivare un piano.

Prima occorre comprendere se esiste un bisogno reale, quali siano gli obiettivi, quali persone coinvolgere e quale livello di investimento sia sostenibile.

La convenzione non deve essere trasformata in una proposta standard uguale per tutti.

Conflombardia intende promuovere una scelta consapevole. In alcuni casi il welfare potrà rappresentare una risposta utile; in altri sarà necessario intervenire prima su differenti aspetti dell’organizzazione aziendale.

La nostra responsabilità è offrire informazioni corrette, non spingere le imprese verso decisioni non adatte alla loro situazione.


Come verrà sviluppato il progetto nei prossimi mesi?

Non ci limiteremo all’annuncio della convenzione.

Vogliamo costruire un percorso di informazione dedicato al welfare nelle PMI, attraverso articoli, interviste, incontri, momenti formativi e approfondimenti tecnici.

Parleremo dei bisogni dei lavoratori, degli errori da evitare, dei criteri per costruire un piano, del ruolo degli imprenditori e della necessità di coinvolgere competenze qualificate.

La convenzione rappresenterà la risposta operativa all’interno di questo percorso, ma il nostro primo obiettivo sarà aumentare la consapevolezza delle imprese.

Conflombardia non vuole limitarsi a indicare un servizio. Vuole aiutare l’imprenditore a capire se quel servizio sia realmente utile e come debba essere utilizzato.


Qual è il messaggio che vuole rivolgere agli imprenditori?

Il welfare aziendale non deve essere considerato né una moda né un semplice costo aggiuntivo.

Può diventare uno strumento importante per valorizzare le persone e rafforzare l’impresa, ma soltanto quando viene costruito sulla base di esigenze concrete.

Il primo passo non è acquistare una piattaforma.

Il primo passo è ascoltare l’azienda, comprendere i lavoratori e definire gli obiettivi.

Da qui nasce il ruolo di Conflombardia: osservare il bisogno, informare l’impresa, coinvolgere la competenza e accompagnare il percorso.

Perché un’impresa più attenta alle persone può diventare anche un’impresa più solida, più attrattiva e più capace di affrontare il futuro.

Conflombardia – Il Sindacato della Comunità.

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