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Sviluppo Competenze: secondo sportello aperto per le PMI del Mezzogiorno, cosa verificare prima della domanda

8 Set, 2026

Dal 10 settembre 2026 è operativo il secondo sportello di Sviluppo Competenze, l’incentivo promosso dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy e gestito da Invitalia per sostenere le PMI del Mezzogiorno che investono nella formazione del proprio personale. La misura non finanzia genericamente “corsi”, ma progetti finalizzati a rafforzare competenze connesse all’innovazione tecnologica e alla transizione digitale e verde. Per le imprese interessate il punto decisivo non è quindi soltanto conoscere la percentuale di contributo, ma arrivare alla domanda con un progetto coerente, un fabbisogno formativo documentabile e un fornitore adeguato.

Perché la misura conta adesso

Il secondo sportello è aperto dalle ore 12:00 del 10 settembre fino alle ore 12:00 del 21 dicembre 2026. La dotazione iniziale indicata da Invitalia è pari a 12.449.676 euro, con la possibilità di incremento attraverso eventuali ulteriori risorse derivanti dall’esito delle istruttorie del precedente sportello.

È un dato da leggere correttamente. La misura Sviluppo Competenze nasce infatti con una dotazione complessiva più ampia, pari a 50 milioni di euro, ma non sarebbe corretto attribuire automaticamente l’intera cifra al nuovo sportello.

Per le PMI questo chiarimento non è solo formale. Significa che la domanda deve essere costruita considerando un processo competitivo: le agevolazioni vengono assegnate attraverso una procedura valutativa a graduatoria, non secondo una semplice logica di ordine cronologico di presentazione.

Una quota pari al 40% delle risorse è riservata alle imprese appartenenti alle filiere automotive e moda, tessile e arredamento. Anche in questi casi, però, l’appartenenza a una filiera non sostituisce la qualità e la coerenza del progetto.

Chi può partecipare e dove

La misura è destinata alle micro, piccole e medie imprese localizzate in Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia.

L’impresa deve essere regolarmente costituita, iscritta e attiva nel Registro delle imprese e trovarsi nel pieno e libero esercizio dei propri diritti. Sono inoltre previsti specifici requisiti economici e amministrativi, tra cui la disponibilità di almeno un bilancio approvato e depositato oppure, per imprese individuali e società di persone, almeno una dichiarazione dei redditi.

Un punto particolarmente importante riguarda il secondo sportello: non possono accedere le imprese che abbiano già presentato domanda nel precedente sportello, anche qualora volessero proporre un percorso formativo differente.

Questo rende necessario un controllo preliminare dell’intera posizione aziendale prima ancora di iniziare a costruire la nuova domanda. Non basta quindi avere una sede nel Mezzogiorno o voler formare i dipendenti: bisogna verificare requisiti soggettivi, regolarità dell’impresa e condizioni previste dalla disciplina della misura.

Cosa finanzia davvero

Sviluppo Competenze finanzia percorsi destinati a sviluppare o consolidare le competenze del personale dipendente nelle aree dell’innovazione tecnologica e delle transizioni verde e digitale.

I progetti possono riguardare, tra gli altri, industria intelligente e sostenibile, energia e ambiente, tecnologie digitali, mobilità intelligente, turismo e industria della creatività, biotecnologie e tecnologie pulite ed efficienti nell’utilizzo delle risorse.

Il progetto deve avere costi ammissibili compresi, per ciascuna impresa, tra 10.000 e 60.000 euro.

Sono considerate ammissibili diverse componenti direttamente collegate alla formazione: costi dei formatori, alcune spese di esercizio di formatori e partecipanti, materiali e forniture direttamente pertinenti, servizi di consulenza collegati all’iniziativa e costi del personale partecipante per le ore dedicate alla formazione.

Un altro elemento da non sottovalutare riguarda il soggetto che eroga il servizio. Il percorso deve essere affidato a soggetti o manager qualificati oppure a società di consulenza e formazione indipendenti rispetto all’impresa proponente e dotati di esperienza documentabile nelle materie interessate. La scelta del fornitore, quindi, non può essere lasciata all’ultimo momento.

Il contributo del 50% va letto dentro il progetto

L’agevolazione ordinaria consiste in un contributo diretto pari al 50% delle spese ammissibili, nel rispetto della disciplina de minimis. La percentuale è certamente interessante, ma da sola non determina la convenienza dell’operazione.

Una PMI deve prima chiedersi quali competenze mancano realmente alla propria organizzazione, quali persone devono essere coinvolte, quale risultato aziendale si vuole ottenere e come il percorso formativo si collega alla strategia digitale, tecnologica o ambientale dell’impresa.

Sono previsti anche progetti integrati sovraregionali che possono coinvolgere fino a dieci imprese. In questi casi il contributo può aumentare di 20 punti percentuali per micro e piccole imprese e di 10 punti per le medie imprese.

Anche questa opportunità deve però essere valutata in termini industriali e organizzativi: creare una aggregazione soltanto per aumentare la percentuale di agevolazione, senza un vero progetto comune, rischia di indebolire anziché rafforzare la proposta.

5. Gli errori operativi da evitare prima della domanda

Uno dei punti più delicati riguarda il rapporto con il fornitore: il contratto relativo all’attività formativa deve essere sottoscritto dopo la presentazione della domanda di agevolazione. Anticipare impropriamente questo passaggio può quindi creare un problema concreto di ammissibilità.

Serve inoltre organizzare per tempo gli strumenti necessari alla presentazione telematica. Invitalia richiede l’accesso tramite identità digitale e la disponibilità della firma digitale e della PEC. È inoltre già possibile lavorare sull’anagrafica dell’impresa e sulle eventuali deleghe.

Ogni impresa può presentare una sola domanda. È poi importante non confondere la finestra temporale con un click day. La procedura è a graduatoria: presentare la domanda richiede quindi attenzione alla qualità del progetto e ai criteri che determinano il punteggio.

Prima dell’invio vanno controllati la composizione dell’organico, il numero e la quota di lavoratori coinvolti nella formazione, gli ambiti formativi, la possibile appartenenza a reti o filiere e l’eventuale presenza di elementi che possono generare premialità.

Come prepararsi: partire dal bisogno, non dal bando

Per utilizzare bene Sviluppo Competenze, il lavoro dovrebbe iniziare da una domanda semplice: quale capacità deve possedere l’impresa tra dodici mesi che oggi non possiede abbastanza?

La risposta deve venire prima del catalogo dei corsi. Occorre individuare i gap di competenza, definire le persone da coinvolgere, collegare la formazione a processi aziendali concreti e individuare risultati misurabili. Solo successivamente ha senso selezionare il fornitore e trasformare questo fabbisogno in un progetto compatibile con la misura.

Per molte PMI la transizione digitale o verde rischia ancora di essere interpretata soprattutto come acquisto di software, macchinari o consulenze. Ma nessuna tecnologia produce davvero innovazione se le persone che devono utilizzarla non dispongono delle competenze necessarie.

È questo il valore più interessante dello strumento: trasformare la formazione da attività accessoria a elemento della strategia aziendale. Il contributo pubblico può ridurre il costo dell’investimento. La qualità del progetto, però, dipende dall’impresa.

Per questo la scelta corretta non è chiedersi soltanto “quanto possiamo ottenere?”, ma soprattutto “quali competenze dobbiamo costruire per rendere più competitiva l’azienda?”.

Fonti ufficiali verificate

  • MIMIT — Sviluppo Competenze: https://www.mimit.gov.it/it/incentivi/sviluppo-competenze
  • Invitalia — Sviluppo competenze specialistiche delle PMI: https://www.invitalia.it/incentivi-e-strumenti/sviluppo-competenze-specialistiche-delle-pmi

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