I controlli hanno seguito il prodotto anche fuori dal negozio
La campagna nazionale dei Carabinieri NAS, svolta d’intesa con il Ministero della Salute tra il 23 marzo e il 30 giugno 2026, ha mostrato con chiarezza che la vigilanza sul pet food non si ferma al punto vendita fisico. I controlli hanno riguardato l’intera filiera, compresi siti internet, piattaforme di e-commerce e social network. Su 275 ispezioni, 58 hanno evidenziato irregolarità, pari a circa il 21% del campione controllato. Il dato non descrive l’intero mercato nazionale, ma segnala un punto operativo preciso: quando il prodotto viene venduto online, la superficie di conformità dell’impresa si allarga e comprende anche ciò che il cliente vede prima dell’acquisto.
La pagina prodotto è parte della vendita, non una semplice vetrina
Il Regolamento (CE) n. 767/2009 stabilisce che, nella vendita a distanza, gran parte delle informazioni obbligatorie di etichettatura deve essere resa disponibile sul supporto utilizzato per la vendita o tramite altri mezzi appropriati prima della conclusione del contratto. Questo significa che la scheda online non può essere considerata un contenuto promozionale separato dalla confezione. Denominazione, destinazione, composizione e altre informazioni applicabili devono essere gestite con coerenza, mentre le indicazioni che possono essere fornite alla consegna restano comunque parte dell’obbligo informativo complessivo.
Tracciabilità significa poter collegare schermo, confezione e filiera
Per una PMI che produce, distribuisce o vende pet food, la tracciabilità non è soltanto un numero di lotto stampato sul sacco. È la capacità di ricostruire il collegamento tra prodotto fisico, fornitore, documentazione, stabilimento, lotto e informazione pubblicata online. La campagna NAS ha richiamato proprio criticità su tracciabilità delle materie prime, requisiti degli stabilimenti e regolarità delle autorizzazioni. Quando questi elementi non sono allineati, il problema non resta confinato al magazzino: può emergere nella pagina di vendita, nella documentazione commerciale o nella capacità dell’impresa di dimostrare origine e conformità del prodotto.
Anche un claim digitale deve poter essere dimostrato
Nel commercio online è facile trasformare una caratteristica del prodotto in una promessa: “naturale”, “funzionale”, “salutare”, “specifico per” o altre formulazioni possono diventare leve di marketing. Ma il Regolamento 767/2009 richiede che i claim siano oggettivi, verificabili e comprensibili, e che il soggetto responsabile sia in grado di fornire una base documentale quando richiesto dall’autorità competente. Per questo marketing, ufficio qualità e gestione fornitori non possono lavorare su piani separati: una frase efficace sul web deve essere anche una frase che l’impresa può sostenere con documenti e informazioni coerenti.
Cinque controlli prima di pubblicare o aggiornare una scheda online
Prima di mettere online un prodotto, una PMI dovrebbe verificare almeno cinque punti. Primo: la scheda digitale corrisponde realmente alla confezione e alla variante venduta? Secondo: le informazioni obbligatorie previste per la vendita a distanza sono presenti nei tempi corretti? Terzo: lotto, produttore o fornitore e documenti di tracciabilità sono collegabili senza ambiguità? Quarto: ogni claim o descrizione promozionale è supportabile? Quinto: autorizzazioni, procedure di autocontrollo e documentazione di filiera sono aggiornate? Il controllo più utile è quello che mette insieme commerciale, qualità e amministrazione prima che la pagina venga pubblicata.
La conformità digitale diventa un processo ordinario di impresa
Il Ministero della Salute ha annunciato che il monitoraggio proseguirà anche attraverso siti, piattaforme online e social network. Per le imprese del settore questo sposta definitivamente la conformità dalla sola confezione a un sistema più ampio: prodotto, etichetta, pagina web, comunicazione social, ordine, documenti e tracciabilità devono raccontare la stessa realtà. La vendita online non riduce gli obblighi; li rende più visibili, più verificabili e spesso più facilmente confrontabili. La risposta non è pubblicare meno informazioni, ma costruire un processo interno che renda coerenti ciò che l’impresa produce, ciò che documenta e ciò che dichiara al mercato.












