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OSSERVATORIO PMI 2.0 — 2 SETTEMBRE 2026

2 Set, 2026

Quindici fatti che aprono settembre tra crescita debole, nuovi incentivi, lavoro, export e controlli

Settembre riparte da un quadro economico che richiede letture meno superficiali

L’Osservatorio PMI 2.0 di Conflombardia del 2 settembre 2026 apre il nuovo mese con quindici fatti selezionati perché capaci di produrre conseguenze concrete sulle decisioni di imprese, professionisti e territori. I primi dati raccontano un’economia italiana ancora in crescita, ma con dinamiche interne molto differenti: nel secondo trimestre il PIL aumenta dello 0,2% rispetto ai tre mesi precedenti e dell’1% su base annua, mentre il valore aggiunto dell’industria arretra dello 0,5% e i servizi crescono dello 0,4%. È proprio questa differenza a meritare attenzione, perché il dato nazionale positivo non significa automaticamente maggiore produzione, ordini o margini per ogni impresa. Nello stesso tempo l’inflazione italiana risale al 3,3%, con una componente energetica che accelera al 17%, mentre l’inflazione di fondo resta molto più contenuta. Anche nell’area euro il tasso generale raggiunge il 3,3%, con l’energia al 14,3%. Sono numeri che non devono essere trasformati automaticamente negli aumenti dei costi aziendali, ma che richiedono alle PMI di tornare a verificare energia, forniture, listini, contratti e marginalità con dati propri e non soltanto attraverso gli indicatori macroeconomici.

Il lavoro tiene, ma la composizione del mercato continua a cambiare

Il mercato del lavoro offre una fotografia altrettanto articolata. A luglio gli occupati risultano 24,37 milioni, sostanzialmente stabili sul mese ma in aumento di oltre 300 mila unità rispetto a un anno prima; il tasso di disoccupazione scende al 5,8%, mentre quello giovanile sale al 18,9%. Per le imprese il significato di questi dati non può essere ridotto alla semplice affermazione che il mercato del lavoro stia migliorando. Aumentano i rapporti permanenti e gli autonomi, diminuiscono quelli a termine, ma restano forti le differenze tra settori, territori e professionalità. Una disoccupazione complessiva relativamente contenuta può convivere con una forte difficoltà nel trovare tecnici, operai specializzati, addetti commerciali, figure digitali o personale disponibile a determinate condizioni organizzative. Per una PMI diventa quindi sempre più importante misurare il proprio tempo medio di ricerca del personale, il turnover, le posizioni rimaste scoperte, i costi di selezione e soprattutto le competenze effettivamente difficili da reperire. Lo stesso principio vale per gli incentivi alla stabilizzazione degli under 35: l’esonero contributivo del 100%, entro i limiti previsti dalla misura, non è un beneficio generico per qualsiasi nuova assunzione, ma riguarda specifiche trasformazioni di rapporti a termine in rapporti a tempo indeterminato e richiede una preventiva verifica delle condizioni del lavoratore, del contratto e dell’impresa.

Dall’innovazione all’export, settembre apre finestre operative che richiedono progetti veri

Una parte importante dell’uscita è dedicata alle misure che possono trasformarsi in opportunità concrete, purché vengano lette prima di tutto attraverso i requisiti e non attraverso il solo importo disponibile. Il Bando SI4.0 2026 mette a disposizione complessivamente 5,075 milioni di euro, con una quota di 4,5 milioni destinata al territorio di Milano Monza Brianza Lodi, e sostiene progetti di innovazione attraverso un contributo pari al 50% delle spese ammissibili, fino a 30 mila euro. Il punto centrale, però, non è acquistare genericamente tecnologia: occorre costruire un progetto coerente, cantierabile e valutabile, con investimenti adeguati e tecnologie effettivamente previste dalla misura. Sul fronte dell’internazionalizzazione, Export su Misura 2026 può accompagnare fino a 75 PMI lombarde verso otto mercati attraverso formazione, piano strategico personalizzato, ricerca di controparti, incontri B2B, missione e follow-up. Anche in questo caso è importante chiarire che il valore fino a 11.500 euro rappresenta servizi specialistici e non un contributo liberamente spendibile. A queste opportunità si aggiunge il Digital Export 2026-2027 dell’Emilia-Romagna, rivolto alle PMI manifatturiere e costruito su progetti da 20 mila a 40 mila euro, con contributo al 50% fino a 20 mila euro. Il denominatore comune è evidente: i bandi più interessanti non finanziano una generica volontà di innovare o esportare, ma progetti costruiti con obiettivi, mercati, azioni, budget e documentazione coerenti.

Scadenze e contributi richiedono la stessa attenzione della strategia d’impresa

L’Osservatorio dedica spazio anche a misure meno appariscenti ma potenzialmente decisive per chi si trova già dentro una procedura. Il 9 settembre alle ore 18 rappresenta, per le domande del Bando ISI 2025 presenti negli elenchi NCD, il termine entro il quale perfezionare la posizione mediante il caricamento della documentazione prevista. Non si tratta quindi di una nuova apertura del bando e neppure di una scadenza indistinta per tutti: è un passaggio procedurale specifico che, se non completato correttamente, può comportare la decadenza della domanda. Lo stesso approccio deve essere utilizzato per il sostegno alle micro e piccole imprese interessate dai cantieri della metrotranvia Milano-Seregno, misura con 500 mila euro di dotazione, contributo al 50% delle spese ammissibili e massimo di 4 mila euro per impresa. In quel caso contano l’ubicazione precisa dell’attività, il codice ATECO, le spese già sostenute e pagate e la documentazione disponibile. L’errore più frequente resta partire dalla cifra massima del contributo e soltanto dopo verificare se l’impresa possiede davvero i requisiti. La sequenza corretta è l’opposto: prima sede, attività, spese, documenti e condizioni; soltanto alla fine si calcola l’effettiva agevolazione ottenibile.

Cinque controlli reali mostrano perché la compliance non può essere costruita il giorno dell’ispezione

Le ultime cinque pagine dell’Osservatorio sono dedicate a Vigilanza e controlli e utilizzano casi recenti per individuare altrettante aree di rischio organizzativo. Nell’Erbese un controllo in un’azienda agricola ha portato alla sospensione dell’attività e all’emersione, secondo le fonti disponibili, di criticità relative alla formazione, alla sorveglianza sanitaria e alla regolarità del personale. Nel Potentino un’indagine sull’utilizzo di risorse PNRR destinate anche allo sviluppo dell’e-commerce ha portato a un sequestro preventivo di circa 20 mila euro; il procedimento è nella fase delle indagini preliminari e non consente quindi di anticipare responsabilità definitive, ma offre alle imprese una lezione chiara sulla necessità di poter ricostruire la catena che collega domanda, progetto, spesa, pagamento, realizzazione e rendicontazione. Nel Parmense i controlli NAS hanno portato, complessivamente, a una sospensione, al sequestro di circa 350 chilogrammi di alimenti e a sanzioni per 9 mila euro, con criticità su igiene, rintracciabilità, allergeni e autocontrollo. Ad Atripalda sono emerse contestazioni riguardanti lavoro irregolare, formazione, sorveglianza sanitaria e videosorveglianza, ricordando che installare telecamere in azienda richiede il rispetto del percorso previsto dall’articolo 4 dello Statuto dei lavoratori e che il semplice cartello privacy non sostituisce gli adempimenti lavoristici. Cinque casi differenti, ma una stessa conclusione: possedere un documento non basta se ciò che avviene realmente nell’impresa racconta una storia diversa.

Dalla frontiera all’organizzazione quotidiana, il vero vantaggio è anticipare il controllo

L’ultimo approfondimento porta l’attenzione sull’aeroporto di Bergamo-Orio al Serio e sul bilancio dei controlli effettuati nei primi sette mesi del 2026 da Agenzia delle Dogane e dei Monopoli e Guardia di Finanza. Oltre 3 milioni di euro di valuta sono stati sottoposti a controllo, con 275 violazioni relative a denaro non dichiarato per un importo complessivo vicino a 500 mila euro; il bilancio comprende inoltre 989 chilogrammi di tabacco, oltre mille articoli contraffatti, farmaci e importanti quantità di prodotti alimentari privi delle certificazioni richieste o non conformi. Il dato interessa direttamente anche le PMI perché internazionalizzare non significa soltanto trovare clienti, creare un e-commerce o partecipare a una missione commerciale: significa conoscere origine delle merci, documenti, classificazioni, certificazioni, limitazioni, procedure doganali e responsabilità dei diversi soggetti coinvolti nella spedizione. L’intero Osservatorio del 2 settembre conduce quindi a una conclusione operativa precisa: le informazioni economiche servono se vengono trasformate in decisioni, gli incentivi servono se sono sostenuti da progetti corretti e i controlli diventano realmente prevenibili soltanto quando la conformità viene costruita dentro l’organizzazione quotidiana. È questo il compito che Conflombardia assegna all’Osservatorio PMI 2.0: mettere in relazione dati, scadenze, opportunità e verifiche affinché l’impresa possa comprendere prima ciò che, se ignorato, rischia di diventare un problema dopo.

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